L’Anima dell’Artigianalità Italiana

“Quando il nostro spirito è pieno di sentimenti, le nostre opere sono piene di fascino.”
(Vauvenargues)

Il lusso italiano non risiede nel prezzo esposto, ma nel tempo invisibile incorporato in ogni creazione. È una filosofia che trasforma il valore da mero costo economico a significato profondo, dove ogni oggetto racconta una storia di dedizione, sapienza e amore per la propria terra.

Il Valore del Saper Fare: Dalle Radici Greche alla Contemporaneità

Nella Grecia classica esisteva un’unica parola per significare l’artigianato e l’arte: Technè.

Questa radice comune non è solo un dettaglio linguistico, ma la prova di una connessione profonda che abbiamo ereditato e che, ancora oggi, definisce l’essenza stessa dell’Italia. Nella Technè, il saper fare manuale e l’ispirazione creativa non sono mai stati separati; l’uno non può esistere senza l’altro.

Questa visione filosofica trova la sua applicazione pratica più contemporanea in un progetto straordinario di Brunello Cucinelli: la Scuola di Alto Artigianato Contemporaneo per le Arti e i Mestieri nata nel borgo di Solomeo nel 2013. Creata con l’obiettivo di riscoprire, valorizzare e tramandare alle future generazioni alcune antiche professioni, la scuola si articola in discipline come la Modelleria, la Sartoria, il Rammendo e persino le Arti Murarie. Non è solo un centro di formazione; è il simbolo di un legame profondo con l’artigianalità, intesa come patrimonio culturale italiano riconosciuto in tutto il mondo.

 

La trasmissione del saper fare: un maestro insegna a una giovane allieva le tecniche tradizionali della sartoria italiana, custodendo il patrimonio immateriale.

Il “saper fare” non è una semplice dote tecnica, ma rappresenta un sapere silenzioso che si trasmette per osmosi, dove il giovane impara guardando il maestro, percependo non solo i gesti ma l’atteggiamento, la dedizione, il rispetto verso il materiale.

In un’epoca dominata dalla velocità e dalla produzione di massa, riscoprire la manualità significa restituire all’oggetto un’anima e un tempo. È il lusso di ciò che è fatto con cura, dove ogni dettaglio diventa il segno tangibile di una mano che ha pensato, sognato e, infine, creato.

Il vero lusso contemporaneo consiste nel recuperare la lentezza, nel valorizzare il tempo dell’artigiano come elemento raro e prezioso in un mondo dove tutto si misura in velocità e efficienza.

 

L’Alta Moda come Forma d’Arte: La Rivoluzione Italiana nel Fashion

L’Italia è da sempre un faro di creatività nel settore della moda. La sua storia è un viaggio affascinante che attraversa i secoli: già nel Rinascimento, le corti italiane erano centri di raffinatezza dove i maestri sarti creavano capolavori con tessuti pregiati.

Tra il XVIII e il XIX secolo, l’emergere di case iconiche come Gucci, Prada e Ferragamo ha iniziato a plasmare l’estetica mondiale.

Gucci, fondata a Firenze nel 1921 da Guccio Gucci, si trasformò nel simbolo dell’eleganza italiana. Prada, nata a Milano nel 1913 dalla sartoria di Mario Prada, portò il concetto di minimalismo e funzionalità nel lusso. Ferragamo, fondato a Napoli nel 1927, rivoluzionò l’arte calzaturiera introducendo il comfort senza sacrificare l’eleganza.

Negli anni ’50 e ’60, il boom economico italiano vide l’ascesa di nomi come Valentino, Armani e Versace, che consolidarono la supremazia italiana nel panorama internazionale.

Valentino Garavani, con la sua tecnica impeccabile e i suoi abiti iconici, rappresentava l’eleganza aristocratica. Giorgio Armani, con il suo stile minimalista e privo di fronzoli, rivoluzionò il concetto di lusso rendondolo moderno e contemporaneo. Gianni Versace, con la sua audacia cromatica e i suoi pattern audaci, trasformò la moda in un manifesto di libertà e sensualità.

L’approccio italiano si è sempre distinto per l’audacia creativa. Gli stilisti del nostro Paese non hanno mai avuto paura di sfidare le norme, giocando con proporzioni inaspettate e materiali rivoluzionari. Oggi, l’Italia continua a dominare la scena grazie a una fusione unica tra tradizione e innovazione.

Negli anni ’50 e ’60, il boom economico italiano vide l’ascesa di nomi come Valentino, Armani e Versace, che consolidarono la supremazia italiana nel panorama internazionale.

Valentino Garavani, con la sua tecnica impeccabile e i suoi abiti iconici, rappresentava l’eleganza aristocratica. Giorgio Armani, con il suo stile minimalista e privo di fronzoli, rivoluzionò il concetto di lusso rendondolo moderno e contemporaneo. Gianni Versace, con la sua audacia cromatica e i suoi pattern audaci, trasformò la moda in un manifesto di libertà e sensualità.

L’approccio italiano si è sempre distinto per l’audacia creativa. Gli stilisti del nostro Paese non hanno mai avuto paura di sfidare le norme, giocando con proporzioni inaspettate e materiali rivoluzionari. Oggi, l’Italia continua a dominare la scena grazie a una fusione unica tra tradizione e innovazione.

 

Dolce & Gabbana: La Sicilia come Musa Creativa

Sin dalla sua nascita nel 1985, la passione di Dolce & Gabbana per l’Italia ha guidato ogni aspetto del brand. Domenico Dolce e Stefano Gabbana, entrambi originari del meridione italiano, hanno fatto di questa identità il fulcro della loro visione creativa. Questa connessione profonda con le tradizioni italiane permea tutte le fasi del processo creativo e produttivo, celebrando l’artigianato e l’arte che rendono unica la nostra cultura.

Tuttavia, è nel legame viscerale con la Sicilia che l’anima del brand trova la sua massima espressione. La tradizione, l’artigianato, il simbolismo e l’iconografia dell’isola sono da sempre la più grande fonte di ispirazione di Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Per loro, la Sicilia non è solo un punto di partenza geografico, ma un orizzonte infinito di storie da raccontare: dai colori accesi dei carretti siciliani ai dettagli minuziosi delle maioliche, dai motivi barocchi alle ceramiche tradizionali, ogni elemento diventa un omaggio a una terra che è essa stessa un’opera d’arte a cielo aperto.

Dal Cuore alle Mani: Dolce & Gabbana celebra l’artigianato italiano attraverso creazioni che raccontano la Sicilia e la tradizione italiana in ogni dettaglio.

In Dolce & Gabbana Casa, categoria lanciata per portare l’esperienza estetica del brand negli spazi domestici, convivono passato e presente: la memoria delle tecniche tradizionali e la capacità di reinterpretarle con uno sguardo contemporaneo.

È in questo equilibrio che si esprime il vero senso del Made in Italy, inteso come patrimonio condiviso da proteggere e tramandare. Attraverso il sostegno costante alle eccellenze artigiane siciliane e alle filiere locali, il brand rinnova il proprio impegno a preservare un sapere autentico, fatto di competenze diverse, dedizione quotidiana e un rispetto profondo per la componente umana.

Questo legame non si limita alla produzione, ma è un vero e proprio atto di amore per il territorio, capace di creare un ponte solido tra passato e futuro.

 

Il Gioielo Made in Italy: Quando la Materia Diventa Immortalità

Questa ricerca dell’eccellenza non si ferma ai tessuti, ma trova una delle sue massime espressioni nell’oreficeria.

Il Made in Italy orafo poggia su fondamenta storiche così solide da essere considerato un marchio a sé stante: una storia iniziata secoli prima che altre grandi nazioni moderne prendessero forma. L’oreficeria italiana ha radici che affondano nel Rinascimento, quando città come Firenze erano epicentri mondiali di questa arte.

Secondo l’Istituto Italiano di Ricerca sulla Gioielleria, il settore orafo italiano rappresenta il 60% della produzione mondiale di gioielli di lusso, con la maggior parte concentrata in tre poli produttivi: Arezzo, Valenza e Vicenza.

Questo non è un caso: è il risultato di secoli di trasmissione generazionale di competenze, di sperimentazione continua, di rapporto quasi mistico con i materiali preziosi.

Il gioiello italiano è il risultato di un connubio vincente tra la creatività millenaria dei maestri artigiani e un’innovazione costante che spinge il settore verso nuovi traguardi estetici.

Ogni pezzo nasce da uno studio profondo della forma, della luce, del movimento.

Per essere definito Made in Italy, un gioiello deve essere concepito e realizzato interamente sul nostro territorio, rispettando standard di cultura e tradizione che il consumatore d’eccellenza oggi esige.

Chi sceglie l’oreficeria italiana non cerca un oggetto per ostentare, ma un investimento di valore: un manufatto destinato a durare tutta una vita, a passare di generazione in generazione, a tramandare storie e memorie.

Il lusso in oreficeria non è ostentazione, ma investimento di eternità: un oggetto destinato a durare generazioni, ad accumulare significato con il passare del tempo, diventando parte della memoria familiare.

È proprio quando si inizia a volere il meglio per se stessi che nasce il vero lusso, trasformando un bracciale o una collana in un legame eterno tra l’arte e chi la indossa.

Vedere un maestro orafo all’opera è come assistere a una sinfonia silenziosa: tecniche antiche come il traforo fiorentino o l’incisione a bulino richiedono una precisione che rasenta la perfezione. Ogni movimento è consapevole, ogni gesto è frutto di decenni di esperienza. Questi maestri possono impiegare settimane per realizzare un singolo pezzo, valutando ogni angolo, ogni sfumatura di luce.

La sinfonia silenziosa dell’oreficeria: mani esperte lavorano il metallo prezioso con la precisione di chi ha dedicato una vita all’arte del gioiello.

L’Eccellenza Italiana in Tutte le Sue Forme: Dalle Macchine ai Profumi

L’artigianato italiano non si limita ai settori tradizionali della moda e dell’oreficeria. La filosofia del saper fare permea ogni aspetto della creatività italiana, dalla meccanica alla gastronomia, dall’automazione ai profumi.

Che sia una scarpa, un profumo o un’auto, il lusso italiano condivide una filosofia: trasformare la materia in esperienza sensoriale e emotiva, creando connessioni profonde tra l’oggetto e chi lo possiede.

 

Le Automobili: Ferrari e la Poesia della Velocità

Ferrari, fondata nel 1947 da Enzo Ferrari, rappresenta l’apoteosi dell’artigianato meccanico italiano. Ogni vettura è assemblata manualmente, con artigiani che verificano ogni vite, ogni saldatura, ogni dettaglio della carrozzeria.

“Ogni auto è come una sinfonia: ogni componente deve vibrare in perfetta armonia”
(Matteo Zema, Ferrari Manufacturing Director).

La ricerca e sviluppo della Ferrari non è solo ingegneria, ma una ricerca continua della bellezza attraverso la funzionalità, dove il design e la performance sono inseparabili.

L’artigianato meccanico italiano: tecnici e designer al lavoro sulla forma di una Ferrari, dove ogni dettaglio è verificato con precisione maniacale.

 

Le Scarpe: Dalla Tradizione al Lusso

Se Ferragamo ha rivoluzionato la scarpa introducendo il comfort nel lusso, la tradizione calzaturiera italiana continua a prosperare nelle botteghe artigianali di Napoli, Milano e della Toscana.

La scarpa italiana rappresenta ancora il 30% del mercato globale di scarpe di lusso, con maestri artigiani che continuano a utilizzare tecniche risalenti al XVII secolo.

Ogni scarpa è un capolavoro di anatomia, geometria e estetica.

La maestria della calzaturiera italiana: forme di scarpe artigianali, custodi di decenni di esperienza e saper fare trasmesso di generazione in generazione.

I Profumi: L’Olfatto come Arte

L’industria profumiera italiana rappresenta un’altra espressione raffinata dell’artigianato nostrano.

Marchi come Acqua di Parma (fondata a Parma nel 1916) incarnano l’eleganza italiana tradotta in olfatto.

Un profumo italiano non è solo una composizione chimica, ma una narrazione olfattiva: ogni nota rappresenta una storia, un ricordo, un momento della tradizione italiana.

La creazione di un grande profumo richiede anni di esperienza, di dialogo con materie prime rare, di comprensione profonda dell’interazione tra le note nel tempo.

L’eleganza italiana tradotta in olfatto: il flacone iconico di Acqua di Parma, dove ogni essenza racconta una narrazione olfattiva radicata nella tradizione italiana.

L’Artigianato Italiano: Eccellenze nascoste e Patrimoni mondiali

Mentre i grandi marchi internazionali catturano l’attenzione mediatica, esiste una straordinaria realtà di artigiani e laboratori che costituisce il vero cuore pulsante del Made in Italy.

Secondo l’ISTAT (2023), l’Italia conta oltre 1,3 milioni di microimprese artigianali.

Questi maestri silenziosi, spesso sconosciuti al grande pubblico, rappresentano quella sapienza tramandata attraverso generazioni, custodendo tecniche millenarie e creando oggetti di straordinaria bellezza.

L’artigianato italiano non è un relitto del passato, ma un depositario vivente di un’identità culturale che resiste con dignità e innovazione.

In una bottega di periferia, in un laboratorio trasformato nel tempo, in un’isola veneziana dove la tradizione è ancora pulsante, continua a prosperare la vera ricchezza dell’Italia: quella che non si esporta nei cataloghi di lusso, ma si trasmette attraverso la qualità percepita nel toccare un oggetto finito, nel riconoscere l’impronta di una mano consapevole.

 

Esempi di Eccellenza nel Patrimonio Artigianale Italiano

In Toscana, i ceramisti continuano le tradizioni che risalgono al Medioevo.

Le fornaci di Montelupo Fiorentino, attive da oltre 600 anni, producono ceramiche secondo metodi antichi, con maestri che selezionano personalmente le argille locali.

Ogni pezzo è il risultato di una conoscenza accumulata nel tempo, dove la geometria della forma e il controllo della temperatura sono sapienze tramandate oralmente di bottega in bottega.

A Murano, i maestri vetrai mantengono vive le tecniche tradizionali della lavorazione del vetro soffiato, creando pezzi unici che continuano ad essere apprezzati da collezionisti internazionali e musei di tutto il mondo.

Il vetro di Murano non è semplicemente un prodotto commerciale, ma il risultato di una conoscenza millenaria tramandata attraverso generazioni di artigiani.

Ogni soffiata, ogni colorazione, ogni movimento del mestiere è calibrato con precisione per trasformare la materia incandescente in bellezza pura.

Questo patrimonio immateriale è stato riconosciuto dall’UNESCO come espressione autentica della tradizione italiana.

In Umbria, i falegnami costruiscono mobili dove ogni nodo del legno racconta una storia, utilizzando essenze locali come il noce e il ciliegio con una padronanza tecnica che raramente si trova al di fuori della regione.

In Campania, la tradizione del ferro battuto continua grazie ad artigiani che trasformano il metallo grezzo in filigrane straordinarie, mantenendo vive tecniche che risalgono alle corporazioni medievali.

A Roma, le botteghe di legatoria mantengono vive le tecniche medievali della rilegatura manuale, trasformando un mestiere antico in un’attività redditizia attraverso l’e-commerce e il turismo esperienziale, dimostrando che la tradizione può convivere con l’innovazione.

L’arte del vetro soffiato: mani esperte modellano la materia incandescente con strumenti tradizionali, trasformando il fuoco in bellezza pura.

 

La Missione di Augustea Iberica

Lavorando in Augustea Iberica, mi rendo conto ogni giorno che la nostra missione va ben oltre il marketing.

Ci sentiamo i custodi di quella cultura del saper fare che rende l’Italia un luogo unico al mondo.

Il Made in Italy non è semplicemente un’etichetta da apporre su un prodotto per aumentarne il prestigio; rappresenta un’identità autentica, una visione della vita che celebra la bellezza e la storia del nostro Paese in ogni dettaglio.

Il nostro obiettivo è promuovere un’eccellenza a tutto tondo, dove il lusso non è mai pura ostentazione, bensì un tributo genuino alle nostre radici e a quella sapienza artigianale che trasforma la materia in arte.

Valorizzare questo patrimonio significa custodire il legame tra le tradizioni di una volta e una visione più moderna, dove la sostenibilità non è una parola chiave di marketing ma un impegno autentico verso le generazioni future.

In Augustea Iberica ci impegniamo proprio in questo: costruire un ponte che permetta alle nostre imprese di raccontare la propria storia in un’altra nazione, portando con sé quell’emozione e quelle qualità che solo l’artigianato italiano sa trasmettere.

Perché il vero lusso non è in ciò che costa, ma in ciò che significa: il legame invisibile tra la mano che ha creato e il cuore di chi accoglie quell’oggetto nella propria vita.

Irene Scatton (Università di Udine)
Studente Erasmus+Traineeship in collaborazione con Augustea Iberica sl

L’evoluzione del settore HoReCa: l’antispreco e la rigenerazione

Come collaboratrice presso Augustea Iberica, ritengo che il lavoro che svolgo all’interno dell’azienda mi permette di osservare come l’integrazione tra sostenibilità e innovazione stia ridefinendo i canoni del settore HoReCa. In questo scenario, l’approccio etico alle risorse smette di essere un semplice obbligo morale per trasformarsi nel motore di una nuova strategia operativa che riguarda tutti i Paesi.Partendo da questa esperienza sul campo, analizziamo come si è evoluto il settore e quali sono le sfide attuali in Italia e in Spagna.

Il servizio TooGoodToGo

Il settore dell’ospitalità e della ristorazione è infatti uno dei maggiori produttori di scarti alimentari. Si è iniziato ad affrontare il tema della sostenibilità e quello degli sprechi alimentari a partire dagli anni 2000; ovviamente i problemi sussistevano già in precedenza, ma è in questo momento che inizia la fase della consapevolezza – lo spreco non è più considerato una parte del processo necessario della ristorazione professionale e iniziano i recuperi alimentari delle eccedenze, in particolare per le mense sociali.

Circa 10 anni fa, si verifica il vero spartiacque; l’Expo di Milano, dedicato al tema “nutrire il Pianeta”, pone il tema dello spreco alimentare al centro del dibattito globale. Dal punto di vista normativo vi sono anche delle novità: in Italia viene approvata la Legge Gadda (Legge 166/2016) che semplifica le donazioni delle eccedenze alimentari, abbattendo la burocrazia e offrendo incentivi fiscali a chi non spreca.

Nel panorama attuale, stiamo assistendo a un ritorno alle origini che prevede l’aggiunta dell’innovazione tecnologica. Il tema è diventato iperattivo grazie alla tecnologia: ne è un chiaro esempio la diffusione di piattaforme come TooGoodToGo; chiunque può acquistare una box sorpresa, al cui interno vi sono prodotti che a breve terminerebbero nel cestino e a cui, invece, viene data loro una nuova vita a prezzo ridotto e utilizzati.

Il servizio TooGoodToGo

Se un tempo l’antispreco era una necessità dettata dalla cucina povera, oggi è diventata la colonna portante di una gestione aziendale intelligente. Storicamente, il ristorante era il tempio del riciclo. Piatti simbolo come la ribollita toscana o las croquetas spagnole sono nati dalla necessità ferrea di non buttare il pane raffermo o gli avanzi di carne. Tuttavia, tra gli anni ’80 e i primi 2000, siamo caduti nella trappola dell’abbondanza: menù infiniti e porzioni smisurate sono diventati sinonimo di valore, portando lo spreco a toccare vette insostenibili, con punte del 30% sulla materia prima acquistata.

Oggi, la sostenibilità ha smesso di essere la risposta ad un costo (ad esempio il risparmio energetico) per diventare un asset strategico. Non parliamo più solo di etica, l’antispreco non si limita all’utilizzo delle doggy bags, ma di una vera e propria efficienza operativa che ottimizza l’intero ciclo di vita del prodotto. Lo fa tramite il software FIFO, per minimizzare le scadenze dei prodotti in magazzino e tramite la cucina circolare. Progettare piatti che utilizzino l’ingrediente nella sua interezza, trasformando scarti e gambi in polveri essiccate, non solo minimizza i rifiuti, ma permette di creare sapori unici, capaci di distinguere nettamente il locale dalla concorrenza. Parallelamente, la gestione degli avanzi deve passare attraverso quella che potremmo definire la rivoluzione della gourmet bag. L’obiettivo è trasformare l’asporto del cibo non consumato in un gesto di stile: l’uso di packaging compostabile e un tono di voce ironico e accattivante sul menù eleva la reputazione del brand, trasformando un potenziale rifiuto in un veicolo di fidelizzazione.

Oltre alla gestione degli alimenti, la sostenibilità passa per l’efficienza low-tech, dove piccoli investimenti producono grandi risultati. L’installazione di semplici aeratori, ad esempio, può arrivare a tagliare i consumi idrici del 30% con una spesa minima.

Italia e Spagna: Due Visioni della Sostenibilità a Confronto

Sebbene entrambi i Paesi condividano sfide come i costi iniziali delle attrezzature o il rischio di cadere nel greenwashing, i loro approcci offrono spunti diversi per chi fa marketing.

Il nostro Paese punta molto sulla comunicazione dei valori. Il cliente italiano è alla ricerca del Km0 e della riduzione della plastica. Siamo inoltre i leader della creatività: sappiamo trasformare uno scarto in un piatto gourmet.

In Spagna, la spinta è arrivata dalla necessità di sopravvivere a cambiamenti climatici e siccità. Sono molto più esperti nel riciclo delle acque grigie negli hotel e nella capacità di fare rete tra governo e imprese. Se l’Italia è la patria del “buon cibo che non si butta”, la Spagna sta diventando quella della “gestione scientifica della cucina”.

In definitiva, il futuro del settore HoReCa non si esaurisce nel biologico o nel Km0, ma risiede nella capacità di essere resilienti. Chi saprà integrare la creatività innata del modello italiano con la gestione scientifica tipica dell’approccio spagnolo non si limiterà a proteggere l’ambiente, ma si assicurerà un vantaggio competitivo duraturo in un mercato dove il consumatore è sempre più consapevole e informato. Si tratta di bilanciare tre dimensioni fondamentali: ambientale, economica e sociale. In fiera e nel marketing, questo si traduce in un contratto di fiducia con il cliente: l’ospite paga non solo per la qualità del cibo, ma per la garanzia che quel piatto non abbia sfruttato né lavoratori né l’ecosistema.  

Alcuni casi studio

Per capire come applicare questi concetti, guardiamo a chi l’ha già fatto.

In Italia, la Bottega Culinaria di Cinzia Mancini, recentemente premiata con il riconoscimento “No Food Waste” 2026, dimostra che lo scarto è solo un ingrediente in una forma diversa. Usano le bucce di sedano rapa per salse concentrate e i residui dei grani per gelati incredibili.

Un esempio della cucina di Cinzia Mancini

A Montepulciano, l’enoteca Salcheto ha sviluppato un controllo di gestione della sostenibilità con tre indicatori ambientali; è la prima impresa al mondo ad avere certificato la Carbon Footprint di una bottiglia di vino e ad avere adottato un piano di welfare per i suoi dipendenti. Questa è anche sostenibilità: la cura non solo nel piatto, ma anche nelle relazioni.

A Venezia, il progetto di recupero e ospitalità sostenibile Venissa pratica una “cucina Ambientale” inserendo nel menù specie invasive come il granchio blu, trasformando un problema ecologico in una risorsa gastronomica.

In Spagna, il ristorante Tramo a Madrid è un manifesto del design ecologico: climatizzano l’ambiente sfruttando la temperatura del sottosuolo e usano piatti realizzati con materiali di scarto del cantiere edile.

Ricard Camarena, nel suo bistrot a Valencia, ha invece eliminato quasi del tutto il bidone dell’umido, trasformando le radici e le foglie esterne delle verdure in basi e brodi stellati.

In conclusione, l’antispreco e la gestione etica delle risorse sono ora requisiti fondamentali che interessano il turismo globale; il viaggiatore ricerca un’esperienza che vada oltre il mero viaggio in una destinazione; ricerca coerenza con i propri valori di rispetto per l’ambiente e per le comunità locali. Questo è ciò che offre il nuovo modello di turismo rigenerativo, che funziona in Asia da oltre vent’anni e che timidamente sta prendendo piedi anche in Europa.

Nel contesto HoReCa, questo cambio di paradigma trasforma l’attività da mera struttura di servizi a custode del territorio. L’accoglienza rigenerativa progetta le esperienze affinché l’ospite contribuisca attivamente al benessere locale. Un esempio calzante è la progettazione di workshop di permacultura o sessione di pulizia dei sentieri della località, invece di un classico tour. Nella cucina, questo percorso inizia necessariamente dall’audit degli scarti: un’analisi rigorosa basata sul principio che non si può gestire ciò che non si misura. Monitorare per una settimana ciò che finisce nel cestino permette di individuare criticità strutturali; se i piatti tornano costantemente in cucina ancora a metà, ridurre le porzioni non è solo una scelta etica, ma una mossa strategica per abbattere il food cost e ottimizzare i margini. Negli hotel si organizzano delle cene dove gli ospiti cucinano insieme a piccoli produttori locali e così facendo si preserva il patrimonio immateriale e si sostiene la microeconomia locale.

Questi sono solo alcuni dei molteplici esempi che offre questo sistema per poter conservare e valorizzare le nostre cucine, curare il campo dell’ospitalità sia per i visitatori che per i clienti e allo stesso tempo presidiare l’ambiente.

Sono entusiasta di poter scoprire maggiori info riguardo il mondo HoReCa e poter esplorare la rigenerazione anche in questo campo; grazie all’esperienza di tirocinio presso Augustea Iberica, mi posso interfacciare con numerose aziende che incorporano questi valori e che li promuovono tramite politiche sostenibile tramite sito web e social media.

Silvia Bramardo (Università di Udine)
Studente Erasmus+Traineeship in collaborazione con Augustea Iberica sl

Architettura, Vino & Turismo si incontrano in “Cantine d’autore”

Il termine “cantine d’autore” non nasce da un unico creatore, ma si afferma tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila per descrivere un fenomeno tutto italiano: cantine vinicole progettate da grandi architetti internazionali, capaci di trasformare luoghi di produzione in vere e proprie “cattedrali del vino”.

Non si tratta semplicemente di edifici belli da vedere. Le cantine d’autore rappresentano un cambio di paradigma: il luogo di produzione diventa spazio simbolico, culturale, identitario. Le aziende vinicole scelgono architetti di fama internazionale per raccontare, attraverso forme, materiali e volumi, la propria visione del vino e il legame con il territorio.

Un esempio significativo è il circuito Toscana Wine Architecture, che riunisce 14 cantine di design distribuite nel territorio toscano. Qui l’architettura dialoga con le colline, i vigneti e la luce, grazie a progettisti del calibro di Mario Botta, Renzo Piano e Tobia Scarpa. Ogni cantina interpreta in modo diverso il rapporto tra costruzione e paesaggio, ma tutte condividono l’idea che la bellezza possa diventare parte integrante dell’esperienza del vino.

Tra le realizzazioni più emblematiche spicca la Cantina Antinori nel Chianti Classico, nei pressi di Firenze. L’edificio sembra emergere dolcemente dalla collina, quasi fosse un taglio nella terra. Le linee sinuose e l’uso di materiali naturali permettono alla struttura di integrarsi nel paesaggio senza dominarlo. Qui l’architettura non si impone, ma accompagna.

Cantine Antinori

Diversa, ma altrettanto iconica, è la Rocca di Frassinello, nel comune di Gavorrano, firmata da Renzo Piano. Il progetto combina rigore geometrico e funzionalità produttiva, con una spettacolare barricaia sotterranea che unisce suggestione scenografica e precisione tecnica.

La Cantina Petra, progettata da Mario Botta a Suvereto, è invece caratterizzata da una forma cilindrica imponente che richiama un tempio moderno dedicato al vino. È una presenza forte nel paesaggio, ma pensata per dialogare con i colori e le geometrie delle colline circostanti.

Mario Botta

Cantina Petra

In Umbria, la Tenuta Castelbuono, conosciuta come il “Carapace”, rappresenta un caso unico: una vera e propria scultura abitabile ideata da Arnaldo Pomodoro. Rivestita in rame e segnata da grandi fratture simboliche, la struttura fonde arte contemporanea e produzione vinicola in un’unica visione.

Anche il Sud Italia offre esempi significativi, come il Feudo di Mezzo, sull’Etna, dove l’architettura si confronta con il paesaggio vulcanico, valorizzando la forza e l’identità del territorio siciliano.

Ciò che accomuna queste esperienze non è soltanto la firma prestigiosa, ma un’idea precisa: la cantina deve essere funzionale, sostenibile e capace di migliorare il processo produttivo. Molte strutture sono progettate sfruttando la vinificazione per gravità, riducendo interventi meccanici e consumi energetici. L’attenzione all’ambiente si traduce in edifici integrati nel terreno, utilizzo di materiali naturali e soluzioni tecnologiche avanzate.

Feudo di Mezzo

Anche il Sud Italia offre esempi significativi, come il Feudo di Mezzo, sull’Etna, dove l’architettura si confronta con il paesaggio vulcanico, valorizzando la forza e l’identità del territorio siciliano.

Ciò che accomuna queste esperienze non è soltanto la firma prestigiosa, ma un’idea precisa: la cantina deve essere funzionale, sostenibile e capace di migliorare il processo produttivo. Molte strutture sono progettate sfruttando la vinificazione per gravità, riducendo interventi meccanici e consumi energetici. L’attenzione all’ambiente si traduce in edifici integrati nel terreno, utilizzo di materiali naturali e soluzioni tecnologiche avanzate.

Le cantine d’autore sono così diventate anche mete enoturistiche di grande richiamo. Visitare questi luoghi significa vivere un’esperienza completa: degustare un vino mentre si ammira un panorama studiato, percorrere corridoi dove luce e materia raccontano una storia, scoprire come tradizione e innovazione possano convivere.

In un Paese dove il vino è parte integrante della cultura, queste architetture contemporanee rappresentano una nuova forma di patrimonio. Non semplici stabilimenti produttivi, ma veri e propri musei del paesaggio, capaci di raccontare il Made in Italy attraverso il linguaggio universale dell’arte e dell’architettura.

Oltre al valore estetico, le cantine d’autore sono progettate secondo criteri altamente funzionali. Molte utilizzano il principio della vinificazione per gravità, riducendo l’uso di pompe e preservando la qualità del mosto.

Aurora Grazia Forni (Università di Udine)

Studente Erasmus+Traineeship in collaborazione con Augustea Iberica sl

 

LA CUCINA ITALIANA È PATRIMONIO UNESCO: IL RACCONTO DI UN PAESE A TAVOLA

Il 10 dicembre 2025 la cucina italiana entra ufficialmente nel Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.
È questo l’annuncio che riecheggia durante la 20ª Sessione del Comitato Intergovernativo della Convenzione UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. A New Delhi, in India, la cucina italiana viene riconosciuta per la prima volta nella sua interezza, consacrandosi come patrimonio culturale condiviso e identitario.
Quello raggiunto dall’Italia rappresenta un traguardo unico nel suo genere, che celebra l’artigianalità, la cultura e la tradizione che da sempre definiscono il nostro Paese. Non si tratta di un semplice premio, ma di un riconoscimento che attribuisce alla cucina italiana un valore inestimabile ed immateriale, fatto di gesti quotidiani, rituali condivisi, di passione e di cura per gli altri.
L’UNESCO, infatti, non premia una singola ricetta, un prodotto o una tecnica, ma un sistema culturale complesso, fatto di conoscenze, rituali e relazioni sociali che ruotano attorno al cibo. Un patrimonio vivo, tramandato di generazione in generazione, capace di evolversi senza perdere il proprio legame con la tradizione.

In Italia, cucinare è un atto profondamente sociale. Significa offrirsi, accogliere, condividere, prendersi cura dell’altro. La tavola diventa luogo di incontro, intreccio di storie, spazio sicuro.
È proprio questa dimensione collettiva che il Comitato Intergovernativo UNESCO ha scelto di valorizzare: una cucina che è espressione di identità e unione, fatta di persone, di gesti quotidiani, di un patrimonio di pratiche, conoscenze e abilità che vivono attraverso il racconto di un popolo che ha saputo trasformare il proprio sapere in eccellenza.

Nient’altro, probabilmente, definisce e illustra l’italianità, quanto il nostro cibo. La cucina italiana è uno specchio fedele che riflette la storia millenaria del Paese, e la straordinaria varietà geografica di un’Italia che si estende per oltre 1300 km di lunghezza, attraversando territori, paesaggi e suoli profondamente diversi. Da nord a sud, ogni regione contribuisce a un mosaico gastronomico unico, capace di raccontare culture, tradizioni e identità locali in un linguaggio universale: quello del cibo.

Il riconoscimento ottenuto introduce una consapevolezza nuova, relativa al valore di ciò che ogni giorno mettiamo in tavola. La cucina italiana conferma così il ruolo centrale che essa detiene sul piano culturale e simbolico, all’interno di una comunità che, giorno dopo giorno, continua a raccontare la propria storia attraverso gesti quotidiani e carichi di significato, trasformando semplici piatti in racconto, cura e autentiche dichiarazioni d’amore.
In questo contesto di celebrazione e tutela della cultura gastronomica, le realtà professionali del settore giocano un ruolo fondamentale nella valorizzazione e nella promozione del patrimonio culinario italiano. Aziende come Augustea Iberica s.l. contribuiscono a diffondere l’eccellenza della cucina italiana oltre confine, mettendo in luce il valore immateriale e identitario dei nostri prodotti e delle nostre tradizioni. Grazie a queste iniziative, il riconoscimento UNESCO non resta un traguardo esclusivamente simbolico, ma diventa un’occasione concreta per rafforzare l’orgoglio nazionale, condividere saperi antichi e portare l’arte del mangiar bene italiano in tutto il mondo.

Alessia Rizzello (Università di Padova)
Studente Erasmus+Traineeship in collaborazione con Augustea Iberica sl
MP3 Titolo: Beddha ci dormi

La bellezza dell’Italia scorre lenta sui binari della scoperta

Il tempo è un ladro gentile: ti prende qualcosa, ma ti regala altro” (A. Camilleri)

E Augustea Iberica ne è consapevole tanto da sostenere e promuove il turismo lento perchè sostenibile, culturale e immersivo, di prossimità offrendo la possibilità di scoprire bellezze sconosciute, assaporare gusti forse dimenticati, ammirare l’immenso patrimonio artistico che si nasconde in realtà che non rientrano nei classici circuiti turistici.

 

Una filosofia protesa al futuro perchè l’iperturismo, pur racchiudendo un principio sociale ovvero la possibilità per tutti di fare turismo, è divenuto un problema, sì internazionale, ma in particolar modo in Italia che ha la fortuna di avere città “gioiello” di un delicato e prezioso valore artistico.

 

Quindi l’alternativa non può non essere che una diversa visione del turismo da proporre, per far comprendere che il viaggio non è solo la meta bensì è l’esperienza in se stessa.  Valorizzare quella parte di patrimonio italiano un pò dimenticato, luoghi dove il tempo scorre lento sui binari della scoperta di borghi e autentici musei all’aperto; tutto ciò lo offre la Fondazione FS con i suoi progetti, ridando vita a linee ferroviarie che si consideravano inutili, proponendo i propri treni storici che simboleggiano il nostro Paese e la sua provincia.

Si può dire che le Ferrovie hanno rappresentato e rappresentano l’unità d’Italia, due storie che scorrono su binari paralleli.

 

 

 

Chi non ricorda il fascino delle Case Cantoniere e del suo Casellante?

Sparse lungo la linea ferroviaria, abitate dal casellante addetto alla manutenzione e controllo, hanno rappresentato un’epoca mentre oggi, convertite in altre attività, rappresentano il futuro.

La Fondazione FS ha rivalutato concretamente l’eredità donataci dalla provincia, dalla tradizione e dalla storia.

L’azione è capillare e variegata; viaggiare in uno dei suoi Treni Storici con carrozze degli anni ’30 vuol dire ammirare magnifici paesaggi, attraversare parchi ma anche visitare interessanti musei o partecipare a feste gastronomiche.

 

 

La creatività della Fondazione è stupefacente……se si decidesse di voler visitare la Valle dei Templi, in occasione di Agrigento Capitale della Cultura 2025, si potrebbe assistere ad una rappresentazione teatrale in treno.

 

Il fascino dei treni storici e dei vecchi binari è un messaggio di sostenibilità e cultura, una promozione delle bellezze dell’Italia, mission di Augustea Iberica che da tempo esercita la sua attività in Spagna

 

Rosaria Mazza – AD Augustea Iberica sl

MP3 Voilà – cover musicista Gabriel Piano

PROGRAMMAZIONE FERIE E EVENTI 2026

Augustea Iberica presenta la PROGRAMMAZIONE FIERE 2026 diversificata per meglio soddisfare le esigenze delle aziende appartenenti al mondo HO.RE.CA.: tre esposizioni professionali (Malaga, Madrid Alta Gamma e Valencia), una popolare e più economica (Alicante) infine una che include il turismo e il turismo gastronomico (Valladolid).

CONTATTACI, saremo il tuo partner affidabile in Spagna!

Giada Cuscito (Università di Verona)   
Studente Erasmus + Traineeship in collaborazione con Augustea Iberica

IL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DEL FAI

Nel 2025 il Fondo Ambiente Italiano festeggia cinquant’anni di impegno al servizio dell’Italia. Il FAI fu fondato nel 1975 per volontà di Renato Bazzoni, Giulia Maria Mozzoni Crespi, Franco Russoli e Alberto Predieri. È un’organizzazione no profit che da anni si rivela un punto di riferimento nella tutela del patrimonio naturale e culturale italiano. Questo anniversario non rappresenta solo un momento per celebrare i risultati raggiunti, ma è anche un’opportunità di riflessione su quanto sia importante mantenere vivo il legame tra territorio, cultura e identità nazionale.


“Per il paesaggio, l’arte e la natura.”

Questo è il motto istituzionale del FAI, una frase semplice ma che racchiude perfettamente la mission dell’ente: tutelare e promuovere l’identità culturale, artistica e ambientale italiana per rendere il suo ampio patrimonio accessibile a tutti. Il concetto di tutela del patrimonio non riguarda solamente la preservazione fisica di paesaggi e monumenti, ma è anche la conservazione di tradizioni e valori che definiscono l’identità italiana. In quest’ottica, l’impegno principale dell’organizzazione si concretizza nella cura di luoghi di straordinaria bellezza e significato storico: salvarli, restaurarli e restituirli alla collettività significa preservare non solo gli spazi, ma anche i significati e la memoria che essi custodiscono.


Fino ad ora, il FAI ha recuperato ben 72 siti paesaggistici e storico-artistici, tra cui abbazie, ville, castelli, torri ma anche tratti di costa e boschi, 56 dei quali sono già aperti al pubblico.

Tra questi, uno dei più affascinanti è il Castello di Avio, situato in provincia di Trento, in Trentino-Alto Adige. Dal 1977 appartiene al FAI grazie alla donazione della contessa Emanuela di Castelbarco, ultima sua proprietaria. Essa volle garantire che il castello restasse vivo e accessibile a tutti per preservare la sua memoria storica e culturale. Oggi il Castello è uno dei monumenti più suggestivi del Trentino, con le sue mura merlate e gli affreschi che decorano i suoi interni.




Spostandoci nel centro del Paese, nel Lazio, troviamo un altro esempio del patrimonio valorizzato dal FAI: la Villa Gregoriana, a Tivoli. Realizzato nell’Ottocento per volontà di Papa Gregorio XVI, da cui deriva il nome, questo straordinario parco unisce natura selvaggia, archeologia e ingegneria idrica. Infatti, al centro del paesaggio domina la spettacolare Cascata Grande, creata per deviare il fiume Aniene, in seguito a un’esondazione che aveva distrutto la città. Dopo anni di abbandono, grazie al FAI la Villa è tornata a essere un luogo di meraviglia e scoperta.


A dimostrazione della varietà e della ricchezza dei beni savalti, un altro intervento significativo portato avanti dal FAI riguarda le Saline Conti Vecchi, a Cagliari, in Sardegna. Un sito unico che unisce natura e archeologia industriale all’interno di un impianto tuttora attivo nella produzione del sale. Qui, l’affascinante storia dell’industria saliniera viene raccontata attraverso allestimenti d’epoca, proiezioni immersive e un percorso tra vasche naturali, montagne di sale e fauna selvatica.


Oltre a cultura, arte e paesaggio, il FAI si fa promotore anche di un patrimonio meno tangibile ma altrettanto identitario: quello gastronomico. Attraverso iniziative locali ed eventi, l’ente contribuisce a valorizzare i prodotti tipici, le tradizioni alimentari e le pratiche sostenibili legate alla terra, in modo che l’Italia venga riscoperta non solo con gli occhi, ma anche attraverso i sapori, le tradizioni culinarie e la cultura che si tramanda a tavola. Tutto questo è possibile grazie all’organizzazione da parte dell’ente di cene a tema, degustazioni di specialità tipiche e incontri enogastronomici. Durante queste occasioni, il cibo diventa un vero e proprio veicolo culturale, capace di trasmettere le radici e la ricchezza delle diverse tradizioni regionali.


Augustea Iberica s.l. ha una missione che si allinea con la filosofia del FAI: valorizzare le tradizioni e le radici italiane. Il Fondo Ambientale Italiano opera per mantenere vivi i luoghi e le tradizioni del Paese, mentre aziende come Augustea Iberica svolgono un ruolo complementare nel diffondere il patrimonio italiano attraverso la promozione dei prodotti e della cultura nei mercati esteri.

Questa sinergia evidenzia che la tutela dell’eredità del Paese non è solo un interesse nazionale, ma un processo globale che coinvolge più realtà. L’Italia non è solo un territorio da proteggere, ma anche un insieme di saperi e valori che trovano spazio nel mondo grazie all’impegno di chi, come il FAI e Augustea Iberica, lavora per mantenere viva l’anima di questo meraviglioso Paese.

Sofia Sganzerla (Università di Verona)

Studente Erasmus + Traineeship in collaborazione con Augustea Iberica

L’internazionalizzazione del Made in Italy in Spagna

La strada che porta alla conoscenza è una strada che passa per dei buoni incontri
(Baruch Spinoza)

Augustea Iberica vanta una lunga esperienza di collaborazione col programma Erasmus+ Traineeship accogliendo studenti proveniente da tutta Europa per offrire loro la possibilità di esercitare le proprie conoscenze in un concreto campo professionale.

Tra i tanti giovani che hanno collaborato sicuramene Francesca Mastracchio, università di Udine, ha dimostrato un notevole interesse per l’attività che svolge Augustea Iberica con la sua peculiarità nel promuovere tutto il bello e l’eccellente che la nostra Italia possa offrire.

Nel suo lavoro conclusivo del corso universitario “Relazioni Pubbliche”, Francesca ha eseguito un’attenta analisi relativa all’Internazionalizzazione del Made in Italy in Spagna dedicando un intero capito al “caso” di Augustea Iberica s.l. qui di seguito riportato.

Si coglie l’occasione per ringraziare la dr.ssa Francesca Mastracchio per l’attenzione e l’interesse dedicati alla nostra attività.

Rosaria Mazza

AD Augustea Iberica s.l.

“L’arte degli italiani sta nella bellezza” (Kahlil Gibran)

L’Italia, ogni suo angolo è uno scrigno di incomparabile bellezza, è il giardino d’Europa così chiamato da viaggiatori illustri e grandi pensatori come Goethe, Stendhal e il Sommo Poeta Dante Alighieri, padre della lingua italiana e autore di opere eterne. Famosi i versi del Canto V della Divina Commedia

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
(Paolo e Francesca )

Terra di conquistatori e conquistati, di emigranti e immigrati, ogni nuovo arrivato prima o poi si sente a casa. E come potrebbe non essere così? Gli italiani sono un popolo creativo, divertente, amichevole, aperto come è la loro lingua, l’italiano. È il linguaggio dei grandi artisti, della moda, del cinema di fama mondiale, vincitore di premi OSCAR, con Fellini, Sofia Loren, Piovani, Benigni e tanti altri.Primo Paese al mondo per patrimonio artistico e culturale, riconosciuto dall’UNESCO 54 beni materiali e 8 immateriali. Una di queste è l’arte dei liutai cremonesi con il loro Stradivari che non ha eguali il più importante di tutti i tempi e del mondo.

L’Italia è universalmente considerata sinonimo di eleganza, creatività, innovazione e l’italiano è considerato “la lingua della musica” perché infatti in molti termini musicali, l’italiano è universalmente utilizzato. Molta musica oggi viene composta ed esportata ma sempre con lo sguardo verso la sua origine, il BEL CANTO e LA OPERA LIRICA, parte integrante del patrimonio culturale immateriale del Bel Paese.Inoltre molto interessante è il binomio saperi/sapori che rappresenta il modo migliore per entrare in contatto con il territorio, conoscere il suo patrimonio storico artistico e comprenderne le tradizioni. La cucina italiana è una cucina semplice ed equilibrata, spesso alcuni piatti richiedono meno di cinque ingredienti. Le ricette più famose in Italia sono state scritte da mamme e nonne, non da grandi chef, e questo fa sì che la cucina italiana fatta in casa, facilmente riproducibile e spesso riprodotta anche all’estero, diventi la cucina più apprezzata nel mondo.

Attraverso i suoi piatti, porta messaggi come un’opera d’arte e l’Arte è testimone immutabile, capace di trasmettere conoscenze ed emozioni nel tempo, specchio di un popolo e della sua cultura.                                                                                          

Come il nostro Paese, anche la cucina conosce tante e variegate differenze regionali, aderendo ad una linea comune, tipica della dieta mediterranea (patrimonio UNESCO 2010). 

E così, tra tanti luoghi affascinanti come dipinti diversi, possiamo ammirare il Trentino Alto Adige, la regione più settentrionale d’Italia, nel cuore delle Dolomiti, (patrimonio UNESCO nel 2009) ponte tra il mondo latino e quello germanico.E che dire del suo dolce tipico, lo Strudel, un vortice di dolcezza, ha origini bizantine ma con le sue mele DOP, è diventato il simbolo di quella regione.

La cucina: luogo per eccellenza di scambio e contaminazione….come nell’arte!Adesso immaginiamo un mare di grano con le spighe al vento che, come onde, si muovono costantemente sinuose. 

Siamo in SICILIA! Storia, mito, cultura! Ricca e semplice allo stesso tempo, varia nelle sue manifestazioni con colori accesi e profumi incisivi di spezie ed erbe aromatiche, la cucina siciliana rappresenta la Trinacria, una terra di coloni e di conquiste che ha saputo raccogliere e unire in ricette preziose le idee e i nuovi ingredienti tipici del suo territorio. Chissà se le monache del convento della Martorana di Palermo sapevano che avrebbero creato uno dei dolci più peccaminosi della cucina italiana? La Cassata Siciliana!Un’esplosione di gusto, sapori e profumi con ricotta e mandorle è come un’opera d’arte con le sue decorazioni che trasportano in epoca lontane.

Ma è tutta l’Italia che parla di miti e leggende: una di queste racconta di una sirena, di un uomo e di un luogo speciale, magico.

La sirena Partenope che, disperata per il rifiuto dell’eroe Ulisse, si lasciò morire in mare e gli dei trasformarono il suo bellissimo corpo in un incantevole paesaggio che oggi di identifica con il Golfo di Napoli.

Napoli è un sentimento, un’emozione che ti permea, passione, cultura, arte.

Inoltre Napoli è la patria della Pizza, famosa in tutto il mondo e non si può dire altro sulla motivazione con cui l’UNESCO nel 2017 ha riconosciuto l’arte del Pizzaiuolo patrimonio immateriale dell’umanità.E tanta bellezza la promuove Augustea Iberica, unica società in Spagna che ha come obiettivo accompagnare gli spagnoli nella scoperta di un’Italia così ricca ed affascinante con la sua cultura, eccellenze enogastronomiche, arte e tradizioni.

Rosaria Mazza
AD Augustea Iberia sl

Gastronomia, Solidarietà e Cultura – Augustea Ibérica nel cuore di Valencia

Valencia, la “pasarela de la solidaridad”

Siamo entusiasti di partecipare nuovamente alla prossima fiera gastronomica di Valencia, Mediterránea Gastrónoma, che si svolgerà dal 16 al 18 febbraio 2025. Speriamo di poter condividere tutti insieme un’esperienza unica che unirà sapori, culture e tradizioni. La presenza costante di Augustea Ibérica alla fiera di Valencia dal 2019 non solo riflette il suo impegno verso la città, ma anche la sua dedizione alla promozione delle tradizioni culinarie italiane e spagnole. Questa collaborazione rappresenta non solo un’opportunità per celebrare il nostro patrimonio culturale, ma anche per rafforzare i legami che ci uniscono come comunità internazionale.

Valencia, situata sulla costa orientale della Spagna, è una città che combina perfettamente tradizione e modernità. Conosciuta come la “Porta del Mediterraneo”, rappresenta un punto d’incontro tra la ricca storia del passato e il vibrante dinamismo del presente, con paesaggi pieni di luce e un’atmosfera calorosa. Situata sulle rive del Mediterraneo, Valencia gode di una posizione geografica privilegiata, essendo un importante centro culturale, commerciale e turistico in Europa, il che la rende una destinazione imprescindibile. Il suo centro storico, ricco di storia e architettura, ospita tesori come la maestosa Cattedrale di Santa Maria, dove è custodito il Santo Graal, e il celebre Mercato Centrale, che riflette il prospero passato commerciale della città. Tra le sue strade acciottolate, si trovano gioielli come la Lonja de la Seda, dichiarata Patrimonio dell’Umanità, e piazze animate come Plaza de la Reina. Inoltre, Valencia vanta spazi verdi iconici, come i Giardini del Turia, un polmone verde che attraversa la città e offre viste spettacolari su luoghi come il futuristico complesso della Città delle Arti e delle Scienze. Tuttavia, Valencia non si limita al suo patrimonio storico. È anche un punto di riferimento culturale e gastronomico. Famosa per la paella, la città offre mercati e ristoranti dove i sapori mediterranei si mescolano con innovazioni culinarie. Allo stesso tempo, si distingue per la sua vivace vita culturale, con eventi internazionali come Las Fallas, e per l’ambiente studentesco grazie a prestigiose università, che rafforzano il suo spirito giovane e dinamico.

Nell’ottobre del 2024, la DANA ha causato una delle peggiori catastrofi naturali nella storia recente della Comunità Valenciana. Le inondazioni hanno provocato oltre 200 morti e numerosi dispersi, oltre a danni a case, infrastrutture e veicoli. Il cambiamento climatico ha aumentato la frequenza e l’intensità delle DANA a causa del riscaldamento del Mediterraneo. L’Agenzia Meteorologica Statale (AEMET) ha emesso allerte a partire dal 23 ottobre, dichiarando “pericolo estremo” il 29 ottobre, quando le piogge torrenziali hanno provocato lo straripamento di fiumi e torrenti, colpendo alcune località della Comunità Valenciana. Nei giorni successivi, le squadre di soccorso hanno recuperato numerosi corpi. I cittadini hanno avviato attività di pulizia e soccorso. La devastazione ha incluso perdite umane, economiche ed emotive, così come l’impatto sugli animali domestici trascinati via dalle acque.

Il “Ponte della Solidarietà” di Valencia è diventato un simbolo di unità e sforzo. Migliaia di volontari hanno utilizzato questa passerella per portare aiuto alle località colpite. L’iniziativa vuole onorare le vittime e sottolineare il ruolo attivo dei giovani nella ripresa. Le organizzazioni, le imprese e i volontari hanno contribuito con cibo, attrezzature per la pulizia e supporto psicologico. La DANA ha evidenziato la resilienza dei giovani, sfatando il mito della “generazione fragile”. I pregiudizi che li dipingono come deboli e disconnessi dalla realtà sono stati smentiti dalla loro risposta rapida ed efficace al disastro. Migliaia di giovani si sono organizzati spontaneamente per pulire le strade, aiutare i colpiti e distribuire risorse essenziali. La loro capacità di risposta ha impressionato i militari e i residenti, trasformandoli in un simbolo di speranza.

Questa tragedia sottolinea l’importanza di una migliore preparazione contro i disastri naturali. Più di un semplice dramma, questo evento ha lasciato un’impronta indelebile nella memoria collettiva valenciana e spagnola. Riflette i valori fondamentali di Valencia: inclusione, solidarietà, dinamismo giovanile e resilienza. Dal 2019, Augustea Ibérica è testimone diretta di questi valori attraverso la sua partecipazione attiva alle fiere gastronomiche, motivo di orgoglio per l’azienda e per tutta la comunità.

 SIAMO TUTTI VALENCIA!
FORZA!

 

Dounia Boudiaf (Università di Paris-Est Créteil –UPEC –)
Francesca Mastracchio (Università di Udine)

Studenti Erasmus+Traineeship in collaborazione con Augustea Iberica sl
MP3 Titolo: Supereroi (cover) · Musicista: Maxim Distefano